Karate Kid 5 – La Leggenda Continua (2010) streaming film


Dre Parker, un dodicenne di Detroit, costretto a trasferirsi in Cina a causa del lavoro della madre. In breve tempo Dre inizia a simpatizzare per la sua compagna di classe Mei Yin, ma le differenze culturali rendono questa amicizia quasi impossibile.

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  • Sventrex

    Visto ieri in compagnia di amici e bimbi (degli amici).
    Una sorta di situazione in stile “Generazioni a confronto” che ci ha portati a delle dovute riflessioni in merito a questo prodotto cinematografico.
    Dopo il “Karate Kid” di Zwart, tutti noi abbiamo deciso di guardare anche l’originale, quello di Avildsen.
    La storia: Zwart propone una sorta di remake de noantri che già dal titolo risulta essere fuorviante.
    “Karate kid”, quello del 1984, nasce nel nome di una disciplina giapponese che affonda le sue radici nelle Ryukyu Islands (Okinawa ndr) e si tramanda di generazione in generazione, di padre in figlio. Okinawa é anche la città natale del compianto Myiagi, “Pat” Morita, eroe di guerra. Non a caso nel film viene creato ad hoc questo legame storico-culturale, proprio per sottolineare l’originalità e genuinità del Sensei.
    Jade Smith impara il Kung-fu, che con il karate non ha nulla da spartire. Due mondi differenti.
    La storia di Daniel LaRusso secondo me ha una struttura più forte ed é molto più credibile.
    Le calde tinte degli anni ’80 ancora una volta si scontrano con l’asettico profumo di quelle contemporanee. Avildsen contro Zwart…insomma ho già detto tutto. (Avildsen annovera nel suo curriculum quel Rocky di fine anni ’70 che vinse “qualche” statuetta).
    Quello del 1984 – l’originale – diventò ben presto un cult. Dal “togli la cera, e metti la cera”, alla mossa della gru, fino alla passione dilagante per l’arte del bonsai. Insomma, quel film accompagnò una generazione per anni.
    Sulla scia del giovane Ralph Macchio, provò ad imporsi “Il ragazzo dal kimono d’oro”…la versione “Italian tarocco”. Un trashone inguardabile. L’unico sopravvissuto: Kim Rossi Stewart.

    Mi dispiace, tuttavia rimango fedele estimatore del buon film di Avildsen. Questo tentativo di imitare l’originale per me é giustificato solo dagli incassi. Una manovra di marketing ben congegnata per dare alle nuove generazioni un piccolo eroe ed alle vecchie un sospiro nostalgico allietato dai ricordi, di quando tutti provavamo a fare la “gru” sul divano cercando di non cadere.

    Il mio pensiero in questo momento va al NOSTRO Sensei Myiagi. Banzai!